La prima a Teatro documentario “Dove è casa”

Giovedì 28 Marzo 2019 alle 21 ci sarà la prima al Teatro Herberia del documentario “Dove è casa”.

Un’occasione per confrontarsi sulle tematiche estremamente attuali dell’immigrazione e dell’integrazione degli stranieri nella società italiana.

Ingresso gratuito.


Intervista al regista documentario “Dove è casa”

Andrea Di Tella comincia a fotografare per caso a 7 anni, con una Kodak Ektralite 22 mm: quella con i rullini a forma di cornetta telefonica. Passando per le istantanee, polaroid ed i classici rullini 35mm, acquista la prima fotocamera digitale alla fine degli anni 90.

“Ricordo ancora le ore spese a guardare fotografie di tutti i tipi sui primi siti dedicati a questo mondo, oltre che attraverso le pochissime riviste che erano in circolazione. Siccome le reflex erano proibitive per gran parte degli appassionati, si parlava quasi esclusivamente di tagli, di linee, di soggetti, luci ed ombre. La tecnica era pressoché inesistente con le punta e scatta dell’epoca.”

La svolta avviene dopo qualche anno, quando sperimenta il primo scatto con una reflex di un amico: amore a prima vista ed investimento importante per fare il salto di qualità. Tante foto scattate e tante osservate. Non quelle dei social network, ma quelle dei grandi della fotografia.

Più informazioni su www.andreaditella.com


Come è nata l’idea del documentario “DOVE È CASA”?
Il documentario nasce come parte integrante dell’evento “EMILIA VIA APERTA”, una giornata organizzata nel centro di Rubiera dedicata ai temi dell’integrazione.
Oltre alla promozione di attività sociali, culturali e sportive, è emersa l’esigenza di raccontare l’attuale situazione degli stranieri che oggi vivono nella provincia reggiana. “DOVE È CASA” è uno spaccato sulla vita di chi è partito dal proprio paese ed è arrivato in Italia, conciliando le nuove abitudini con le piccole cose che lo tengono legato alle proprie origini.

E’ stato difficile immergersi in una realtà fino ad oggi sentita quasi esclusivamente attraverso i giornali o la televisione?
Un po’ di timore c’era perché non sai mai quali sono le difficoltà che vivono queste persone ed è impossibile capire quanto siano consci del punto di vista del paese che li accoglie. Sono assolutamente favorevole all’integrazione, ma l’immagine che esce dell’Italia attraverso i mass media non è sicuramente la stessa. Ho accusato soprattutto la difficoltà nel conquistare la loro fiducia. Devo dire, a conti fatti, un timore immotivato: ho scoperto individui socievoli, pronti a raccontare le loro esperienze con la speranza di migliorare la propria vita, pienamente riconoscenti rispetto gli obiettivi di questo progetto.

Quali sono gli obiettivi di questo progetto, quindi? Cosa vorresti recepisse il pubblico?
L’integrazione è un processo sociale che è in corso da sempre. Il territorio, il lavoro, la scuola, tutto cambia e le contaminazioni culturali sono all’ordine del giorno: cucina, arte, linguaggio. Ci sono lavori che noi italiani non facciamo più per questioni sociali e l’ambizione per noi o per i nostri figli è molto più alta rispetto al passato.
Personamente l’obiettivo più importante è fare conoscere queste persone. L’essere umano ha paura dell’ignoto e credo che ascoltare dalle loro parole messaggi di speranza, sogni che anche noi stessi desideriamo, porti a non avere più paura del diverso.

Siamo ancora capaci di riconoscere il valore della solidarietà?
Assolutamente sì. Durante le riprese ho avuto modo di conoscere volontari ed operatori di alcune associazioni presenti sul territorio, che si occupano di integrazione e cooperazione. Ho visto la loro soddisfazione nell’avere aiutato concretamente queste persone. Hanno trovato loro casa e occupazione senza chiedere nulla in cambio. Eppure hanno comunque ricevuto tantissimo. Nel raccontare le loro esperienze ci sono stati momenti molto emozionanti.

Perché consigli di guardare il documentario?
Ho conosciuto persone eccezionali, di cuore, che si spendono per migliorare la propria vita, quella dei loro familiari e della comunità che li ha accolti.
“DOVE È CASA” è un titolo che induce ad una riflessione: può essere una domanda ma anche una affermazione. Queste persone hanno radici lontane, ma quando tornano nel proprio paese si portano dietro un pezzo della nostra cultura, diventando stranieri a casa loro. Dove è, quindi, casa? Ascoltare le loro risposte ti rende consapevole del destino che la vita gli ha riservato e di quanto noi siamo fortunati a vivere in un paese benestante.

Progetti futuri?
“DOVE È CASA” è un punto di partenza e vorremmo replicare il format in contesti ben precisi. Stiamo pensando alla scuola e al mondo del volontariato, due ambienti secondo noi strategici per promuovere l’integrazione in tutte le sue forme.


Press Kit documentario “Dove è casa”

Disponibile per il download il press kit del documentario “Dove è casa”, con logo, immagini, presentazione per la stampa e foto di alcune delle persone intervistate.